Complesso Ospedaliero San Martino

Ubicazione

Circoscrizione: San Martino

Indirizzo: Largo Rosanna Benzi, 10

Telefono: 010 555 4300

Indirizzo Web: [1]

E mail: urp@hsanmartino.it

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Notizie storiche

Secolo: XV sec.

Data (fondazione) 23 ottobre 1422

Attività (uso attuale) Ospedale Civico

Uso storico Ospedale Civico

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Descrizione

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Vicissitudini storiche

L’Ospedale viene fondato da Bartolomeo Del Bosco, giureconsulto e personaggio in vista della Genova di fine Trecento che, animato da fervore religioso, "sul suo e a sue spese" fa costruire il primo reparto di un ospedale per le donne - progettando di farne seguire anche uno per gli uomini - nella contrada di Pammatone, dedicato a S. Maria della Misericordia. Il progetto prende campo anche grazie a donazioni, in primo luogo quella di una casa diroccata nelle vicinanze, da parte di Domenico Auxilius. Corre l’anno 1422. Successive donazioni consentono di allargare sempre più i possedimenti della struttura. “Per le avverse condizioni” che si vengono a creare nella città, come spiega il Bosco nel suo testamento, non è però possibile portare a compimento l’ospedale per uomini. Chi riesce invece ad imprimere il decisivo impulso all’iniziativa è Domenico Bozolo che, nominato Rettore dell’ospedale e quinto Protettore, fa costruire nuovi edifici e laboratori e li fornisce del necessario. Le primitive costruzioni del Bosco sono scomparse nelle successive e profonde trasformazioni cui è stato soggetto il complesso ospedaliero. Nel 1827 è però venuto alla luce un seminterrato locale, con tipici archetti romanici, sorretto da colonne di marmo. I capitelli certamente risalgono ad epoca anteriore, può trattarsi però di materiale di reperto adoperato per dare aria e luce alle case adattate allora ad ospedale. Ad ogni modo i primi ambienti dovevano essere assai umili e potremmo dare loro valore di simbolo. Ma la vera salvezza per la nascente struttura giunge grazie all’incorporazione dei vecchi ospedali medievali e delle loro proprietà, sancita da specifiche bolle papali. Tale incorporazione si realizza solo parzialmente e nel giro di alcuni anni, ma consente agli amministratori di Pammatone di iniziare una nuova costruzione: due vasti fabbricati a croce latina, con la cappella al centro secondo l’uso del tempo, contenenti al piano inferiore ampie corsie comunicanti ben illuminate e ventilate. Per il loro completamento occorono quasi cinquant’anni e nel corso del XVI e del XVII secolo vengono realizzati ulteriori ampliamenti. Nella seconda metà del XVIII secolo si arriva al completamento definitivo con la costruzione del nuovo ospedale, progettato dall’architetto Andrea Orsolino, caratterizzato da una struttura a quadrilatero con ampia corte centrale. Contrariamente agli altri ospedali rinascimentali, Pammatone si sviluppa come un assemblaggio di edifici realizzati in tempi diversi e con stili non omogenei. Nel primo decennio del secolo scorso, tutte le strutture sanitarie vengono trasferite nella nuova e moderna sede di San Martino, ed i locali del vecchio ospedale vengono adibiti a sede per la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Genova. Purtroppo il bombardamento del 22 ottobre 1942 e successivamente quello del 1943 apportano gravi danni a tutta la struttura segnandone la fine.

  • ESTERNO

Immagine:Planimetria Generale.jpeg


I viali alberati della struttura, una vera e propria città nella città, sono disseminati di imponenti statue facenti parte del patrimonio storico dell’ospedale. Per alcune esiste una precipua documentazione critica, quale il catalogo di L. Lucattini "Arte e Ceramiche nel Museo dell’Ospedale S. Martino di Genova", Ed. E.O. Ospedali Civili di Genova, 1975. Alcune sono opere del Carlone, del Rezi, dello Scala e del De Ferrari. E' interessante porre l’attenzione su ciò che anche il semplice osservatore può rilevare: le rappresentazioni simboliche, quali i genovini che alludono alla ricchezza del soggetto ritratto e, se rappresentati sotto il piede, ne indicano il completo dominio; il dettaglio degli abiti, che evidenzia il divenire dei costumi dal XVI al XX secolo; i dotti cartigli, a volte decorati con angeli, che citano le doti specifiche del soggetto e le motivazioni del munifico gesto; dita e volti spesso rivolti verso il basso, cioè dove doveva essere posto l’ammalato; sguardi compassionevoli, particolari curati, gesti di rispetto verso la sofferenza. Soggetti frequenti sono anche illustri medici e scienziati, mentre solitamente le donne non vengono rappresentate con il vile denaro, nonostante numerose siano le benefattrici commemorate.

Immagine:Giardino antistante la Chiesa.jpeg

viale antistante la Chiesa di San Francesco


Sul colle di S. Tecla, nel perimetro perciò della struttura ospedaliera, è ubicata la “Villa” di Simon Boccanegra, oggi adibita a centro congressi, della quale non esiste documentazione archivistica e storica di riferimento. L’originaria datazione duecentesca del suo nucleo ritenuto più antico, ampliato nel Trecento incorporando ad esso una preesistente cappella, è motivata da ragioni di carattere stilistico (cfr. F.S: Mosso, "Il Castello Boccanegra nell’Ospedale di San Martino", in “Genova”, giugno 1939). Sono ignote anche le vicissitudini conservative, è certo però che con il trascorrere del tempo si sia ridotta a rudere. Nel 1938 è stato eseguito un restauro ad opera della Soprintendenza ai Monumenti sotto la direzione di Ugo Nebbia e da allora non è più stato studiato criticamente, salvo due piccole eccezioni (1), forse perché l’intervento ricompositivo - inteso a restituire unità stilistica al monumento attraverso il ripristino di una forma architettonica medievale in parte presunta - lo ha fatto considerare non originale, frutto di una ricostruzione storica condotta sulla scia operativa del D’Andrade. Una nuova fase di recupero della struttura ha avuto luogo tra il 2004 e il 2005; oggi presso i locali del castello è conservato l’archivio storico, un grande patrimonio composto da 9947 unità tra manoscritti, registri, cartelle e manuali.

Immagine:Castello Simon Boccanegra.jpeg

Castello Simon Boccanegra

Immagine:testimonianze.jpeg

testimonianze a vista nel Castello Simon Boccanegra


Il complesso ospedaliero consta anche di una chiesa, progettata dall’ingegner E. Musso. La prima pietra viene posta il primo marzo del 1928 e la Chiesa di San Francesco viene benedetta l’11 luglio del 1931 dal cardinal Mons. Minoretti. Lo stile della costruzione è romanico, con una facciata a salienti coronata da un motivo ad archetti ciechi e una cornice a dentelli. Un protiro voltato a botte e una trifora di grandi dimensioni occupano il corpo principale della facciata. Anche all’interno è evidente una certa coerenza stilistica, l’ambiente è a tre navate voltate a botte, quella centrale culminante in un abside. I costoloni e gli archi a tutto sesto sono bicromi, in pietra rossa e gialla. Il claristorio presenta un primo livello di bifore ed un secondo di oculi, mentre l’abside è illuminato da monofore, le cui vetrate sono istoriate. All’interno sono inoltre collocate opere degne di menzione, quali "Maria protettrice di Genova" di Valerio Castello, "Il transito di S. Giuseppe" di Stefano Magnasco, un Crocifisso ligneo settecentesco della scuola del Maragliano, un’Ultima Cena, grande tela di Bernardo Castello firmata e datata 1598, e una statua di Domenico Parodi raffigurante la Madonna delle Grazie.


Immagine:Chiesa_dell'Ospedale .jpeg

esterno della Chiesa di San Francesco

Immagine:Interno della Chiesa .jpeg

interno della Chiesa di San Francesco

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Collezione Interna

Nell’ospedale sono confluiti i numerosi beni artistici che si erano andati accumulando all’interno di Pammatone durante i secoli della sua lunga vita. Nel 1931 viene realizzato un museo aperto al pubblico con sede nel palazzo dell’Amministrazione, edificio progettato dall’ing. Giuseppe Celle. Le descrizioni di autori locali, quali Carlo Giuseppe Ratti nel Settecento e Federico Alizeri e Guiseppe Banchero nel secolo successivo, ci hanno tramandato un’immagine piuttosto precisa dell’interno di Pammatone, tanto da poter ricostruire in modo abbastanza attendibile l’entità e la provenienza delle opere d’arte che per vari motivi si sono stratificate nell’istituto. Se ne distinguono diverse tipologie:

  • le opere commissionate espressamente per la decorazione di particolari ambienti dell’ospedale, come – solo parzialmente giunti a noi - gli affreschi di Bartolomeo Guidobono e di Gio. Agostino Ratti, in due sale di Pammatone, la statua marmorea raffigurante la Madonna della Misericordia di Giacomo Antonio Ponsonelli (oggi nella Chiesa dell’Annunziata di Portoria), una Madonna con Bambino attribuita a Valerio Castello e oggi conservata presso i Musei Civici, nonchè il Presepe marmoreo di Tommaso Orsolino, ancora oggi nei locali dell’ospedale;
  • le opere che erano in origine collocate in edifici soppressi e annessi all’ospedale, diventando così proprietà dell’istituto, come il Polittico di San Colombano di Nicolò da Voltri e l’Annunciazione del Provost, oggi entrambi a Palazzo Bianco;
  • il vastissimo gruppo dei manufatti provenienti da beni o lasciti di privati, anche in tempi recenti, che comprende opere pittoriche di grande qualità, quali i Santi Pietro e Elisabetta del Provost, e sculture come l’Augusto giovane di Pierre Puget, nonché orologi, mobili e cassoni rinascimentali; tra le ceramiche spicca la terracotta invetriata raffigurante una Madonna con Bambino attribuita ad Andrea della Robbia;
  • sono da citare anche i corredi delle antiche spezierie, comprendenti arredi lignei, affreschi e quadri, ma purtroppo andati interamente perduti; sono sopravvissuti però un migliaio di vasi in maiolica databili tra il XVI e il XVIII secolo che, oltre a costituire un documento di eccezionale rilievo per la storia dell’arte farmaceutica, sono una testimonianza dell’altissimo livello tecnico ed artistico raggiunto dalla produzione ligure di ceramica.

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Note

(1) Una citazione di M. Labò in un articolo dedicato a Le ville genovesi (“Emporium”, marzo 1938) e una nota informativa di E. De Negri sul Catalogo delle ville genovesi (1967).

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Bibliografia

Cassiano Carpaneto Da Langasco – O.F.M. Cap., "PAMMATONE, Cinque secoli di vita ospedaliera", Genova, Ospedali Civili, 1953.

Giovanni Regesta e Mario Paternostro (a cura di), "UN OSPEDALE; UNA CITTA’, da Pammatone a San Martino", Genova, De Ferrari Ed., 2005.

"La chiesa dell'ospedale", a cura dei Cappuccini Cappellani dell’Ospedale di San Martino nella Stamperia dei Derelitti l’11 luglio 1931 – A.IX -Touring Club Italiano, LIGURIA, Milano, Mondadori, 2007

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Sitografia

- [[2]]

http://www.statuesanmartino.altervista.org/002-Pammatone.htm

Ultimo aggiornamento 26 Ottobre 2022