Palazzo Lercari Parodi

Le Guide


Il palazzo appartiene ancora alla famiglia Parodi ed è sito al numero 3 di Via Garibaldi, «maestoso per architettura del più serio stile, per marmi e pitture. L’ornamento della porta e i termini in marmo al primo piano delle scale, che rappresentano l’immagine del Sig. Franco Lercari, e della sua consorte. Ha in questo piano sua Abitazione la Sig. Isabella d’Oria, presso la quale dovete cercare di vedere uno dei più belli ritratti. Che s’abbia fatto mai il Vandik d’una femmina in piedi; così pure qui troverete altri preziosi quadri, e specialmente quelli dimostranti varj tratti della vita del grande Alessandro, alcuni de’ quali sono dello Schidone, del Lanfranco, del Domenichino, e d’altri. Salendo ora al piano superiore, ove abitava il padrone del palazzo, troverete nell’Antisala lo sfondo, come vi si legge, dipinto da Otavvio Semini nel 1578., e v’ha figurato la caduta dei Giganti. Passerete indi alla Sala una volta tutta dipinta fino in terra con le imprese di Megollo Lercari. Vi rimane però ancora illeso il gran quadro della volta, entro la quale rappresentò Luca Cambiaso Megollo, cui l’Imperador Trabisondese fa erigere un magnifico palazzo in Trabisonda. È questa composizione ricchissima di figure, ben conservata, e di grande invitamento all’occhio. Fra le belle teste di figure è ben singolare quella dello stesso Pittore, che vi si ritrasse in abito nero con collare bianco al collo. La facilità, con cui quest’opera è condotta fa invidia ai più pratici dell’arte. Penetrando più addentro troverete un Salotto primo dipinto da Andrea Semino con alcune gloriose imprese del Re Davidde, ed un altro salotto secondo in cui Pantaleo Calvi ha figurato Giuseppe, che svela il sogno ai fratelli»

Anonimo, 1818

Venne costruito tra il 1571 ed il 1578 per Franco Lercari. Prima del 1845, anno in cui fu venduto alla famiglia Parodi, attuali proprietari, l’edificio fu sede della Società del Casino. Negli anni 20 del XX secolo, quando fu sistemata Piazza Portello, ebbe un’aggiunta sul prospetto posteriore «in due ali nella facciata da una galleria intermedia diviso. Ha un gran cortile, da venti colonne doriche di marmo bianco ai quattro lati disposte, formato, con portici spaziosi all’intorno. Questo Palazzo, che ha pur una facciata laterale sulla strada al Portello, è maestoso per architettura del più serio stile, per marmi, e pitture. L’ornamento sulla porta e i termini in marmo sono tutti lavoro di Taddeo Carlone, e pur lavoro di lui sono i due busti in marmo al primo piano delle scale, che rappresentano l’immagine del fu Sig.r Franco Lercari, e della sua consorte.
Salendo al piano superiore […],trovasi nell’Antisala,lo sfondo come vi si legge, dipinto da Ottavio Semini nel 1578; e v’ha figurato la caduta dei Giganti. Passasi indi alla Sala una volta tutta dipinta fino in terra con le imprese di Megollo Lercari. Vi rimane però ancora illeso il gran quadro della volta, entro la quale rappresentò Luca Cambiaso Megollo, cui l’Imperator di Trebisonda fa erigere, un magnifico Palazzo nella sua capitale. E’ questa composizione ricchissima di figure, ben conservata, e di grande invitamento all’occhio. Fra le belle teste di figure è ben singolare quella dello stesso Pittore, che vi si ritrasse in abito nero con collare bianco al collo. La facilità con cui quest’opera è condotta fa invidia ai più periti dell’arte. […] il Salotto Primo dipinto da Andrea Semino con alcune gloriose imprese del Re Davidde, ed un altro Salotto Secondo, in cui Pantaleo Calvi ha figurato Giuseppe che svela il sogno ai fratelli»

Federico Alizeri, 1846 (Manuale del forestiere per la città di Genova)

In questo caso è interessante la descrizione che Federico Alizeri da di questo palazzo, nel Manuale del 1846, e dell’utilizzo che aveva: «In questo palazzo è stabile da parecchi anni un così detto casino, nel quale si riunisce in dilettevoli e splendidi trattamenti il fiore della genovese società. Si regola lo stabilimento con appositi statuti: ed è presieduto da una direzione che ogni anno elegge ufficiali. — Trovansi in questo tutti li onesti sollazzi che uomo possa desiderare, giuochi, danze, concerti musicali, fogli periodici, ed altri di simil genere. — Ogni socio è obbligato ad un’annua contribuzione, ed ha in sua facoltà di condurvi alcun forestiere, purchè l’intervento di lui non oltrepassi il corso di tre mesi, e presenti prima alla direzione il proprio nome e quel della patria.»
La descrizione del palazzo continua elencando quali artisti hanno lavorato per dare lustro al palazzo, tra i quali, ricordiamo: i fratelli Semino e Luca Cambiaso.

Federico Alizeri, 1875

La descrizione del palazzo comincia, in Alizeri, con una disquisizione sull’architetto che, secondo l’avvocato, doveva essere Galeazzo Alessi che, nel 1567, data di fondazione del Palazzo, viveva a Milano: «ma da quella metropoli spediva disegni e piante alla insaziata magnificenza dei nostri proceri; ed è chi contende che questo edifizio, così singolare tra’ suoi vicini, nascesse gemello e d’età e di fattezze ad un altro che il perugino tracciò in quella terra» .
Franco Lercari, primo proprietario del Palazzo, a detta di Alizeri, doveva essere un uomo di gran gusto visto che si circondò dei migliori artisti presenti in Genova; l’avvocato narra di aver trovato vari documenti in cui il Lercari e il Carlone prendono accordi per la lavorazione del portale e in particolare delle scale in cui l’artista scolpì «due pregevoli busti.[…] Son ritratti di Franco Lercari e della sua sposa che fu Antonia di Giovanni Marini» .
Nella volta dell’Antisala sono affrescate, per mano dei Calvi, storie dell’antica Roma, in particolare la disfida di Orazi e Curiazi; le sale successive sono state volute, nelle forme che descrive Alizeri, dalla famiglia Parodi nel 1874. Giovanni Quinzio, abbandonate scene mitologiche e storie romane, vi dipinse le virtù del Commercio.
Nell’Antisala del secondo piano nobile, Ottavio Semino «in ispazio assai male acconcio istoriò la battaglia de’ giganti e segnò la data del 1578» . Franco Lercari, assegnò al Cambiaso la decorazione della Sala ove affrescò il tema di Coriolano; Alizeri afferma che, quel capolavoro, era tornato alla luce da poco tempo, grazie agli interventi di restauro eseguiti per volere della famiglia Parodi.
L’ultima stanza descritta da Alizeri è affrescata da Andrea Semino e Lazzaro Calvi «quel trionfo di Saul, ch’è fattura d’Andrea, vigoreggia di tinte ed ha fermezza di sapiente maestro; e quel Giuseppe che spiega i sogni è lavoro di Lazzaro» .

 

Bibliografia Guide


  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 330-331
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 203-206
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 157-158
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 282-285
Ultimo aggiornamento 26 Ottobre 2022