Palazzo Lomellini-Patrone

Categoria:

Categoria: Palazzo

Denominazione: Palazzo Lomellini-Patrone

Denominazione originale: Palazzo Lomellini

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Ubicazione

Circoscrizione: Centro

Indirizzo: Largo Zecca, 2

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Notizie storiche

Secolo: XVII

Data: tra il 1619 e il 1623

Attività (uso attuale): Sede Comando Militare dell’Esercito Italiano in Liguria

Uso storico: Abitazione privata

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Descrizione

Palazzo Lomellini venne fatto edificare dal Doge Giacomo Lomellini accorpando due unità edilizie già esistenti, una delle quali nel 1588 era stata inserita tra le dimore dei Rolli. Fu per due secoli la residenza privata dei Lomellini, grandi mercanti. Nel secolo XIX fu residenza della famiglia Patrone. Nel 1897 l’edificio fu ceduto dall’ultimo proprietario, Fausto Patrone, al Municipio di Genova. La storia di Palazzo Lomellini, fra il 1897, anno in cui divenne proprietà comunale, e il 1928, quando vi si stabilì la sede del Fascio, è agevolmente ripercorribile tramite i verbali di Giunta Comunale di quel periodo. Il 13 dicembre 1897 la Giunta deliberò l'acquisto del palazzo. Un acquisto necessario per poter effettuare l'allargamento del passaggio tra Largo Zecca e Piazza della Nunziata allo scopo di installarvi i binari del tram. L'edificio fu quindi parzialmente demolito in maniera tale da arrecare il minor danno possibile al palazzo, sia all'esterno che all'interno: venne demolito, così, uno spicchio del palazzo eliminando ad ogni piano un salotto e il gabinetto attiguo. I due salotti che dovevano subire la mutilazione erano affrescati, quindi la Giunta deliberò di staccare e conservare i dipinti che, collocati entro apposite armature, vennero trasportati nel Museo di Palazzo Bianco. I nuovi uffici comunali ebbero sede a Palazzo Lomellini fino al 1928, data in cui l'edificio venne destinato alla Federazione Provinciale Genovese dei Fasci. Dal 1945 Palazzo Lomellini è sede del Comando Militare dell'Esercito Italiano in Liguria.

  • ESTERNO

 

Il Palazzo del Doge si inserisce nel più ampio panorama di rinnovamento residenziale genovese intorno al 1530/1630. Peculiarità del palazzo è l’irregolarità della pianta, di forma pentagonale, ottenuta dall’accorpamento di due palazzi esistenti, fatti unire da Giacomo Lomellini. Dagli studi effettuati sui documenti storici, si presume che, in passato, la facciata dovesse essere realizzata in parte in stucco e in parte ad affresco, mentre il bugnato del piano terra doveva essere in pietra e non dipinto. Nel 1978 è stato completamente ridipinto l'intonaco esterno.

  • INTERNO


La struttura organizzativa della dimora dei Lomellini non differiva dai palazzi coevi. Al piano superiore, a cui si giungeva tramite lo scalone monumentale, si trovava la loggia, aperta sul cortile, che aveva la funzione di distributore di spazi e di ambienti. Centro focale del palazzo era il salone di rappresentanza, posto al di sopra dell'atrio, intorno al quale si sviluppavano tutti gli altri salotti e camere secondo un criterio di simmetria cui si conformava anche il secondo piano nobile. I mezzanini e le soffitte erano ambienti di servizio in cui si trovavano camere da letto, cucine e dispense. Il palazzo, inoltre, era dotato di un proprio pozzo e quindi autonomo dal punto di vista del rifornimento idrico. Al suo interno è visibile un ciclo di affreschi di Domenico Fiasella che illustra le “Storie di Ester”. Il passaggio dal Fiasella al Carlone per il completamento del ciclo degli affreschi è difficile da definire, perché non si hanno documenti a riguardo. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo subì alcuni danni: il 29 aprile e il successivo 2 agosto 1944 gli spostamenti d'aria dovuti ai bombardamenti lesionarono alcuni affreschi del Fiasella.

 

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Immagini

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Fonte delle immagini: www.irolli.it

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Bibliografia

Mario Labò, "I Palazzi di Genova di P.P.Rubens e altri scritti d’architettura", Genova, Nuova Editrice genovese, 2003.

Ennio Poleggi, "I Palazzi di Genova. Palazzo Lomellini-Patrone", Genova, Tormena, 1995.

Ennio Poleggi, "Una reggia repubblicana. Atlante dei Palazzi di Genova 1576/1664", Torino, Umberto Alemandi, 1998.

Ultimo aggiornamento 26 Ottobre 2022